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Web tax, la Francia chiede imposte milionarie ai big del digitale



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Dopo lo stallo delle trattative internazionali all’Ocse, Parigi prosegue per la sua strada. Ad aprile entrerà in vigore un’analoga legge britannica

Parigi (Afp)

Dopo lo stallo delle trattative internazionali all’Ocse, Parigi prosegue per la sua strada. Ad aprile entrerà in vigore un’analoga legge britannica

2′ di lettura

La Francia procede per la sua strada. Sfidando gli Stati Uniti. Le autorità di Parigi, secondo indiscrezioni raccolte dal Financial Times, hanno iniziato a chiedere ai big del digitale – tra i quali ci sono anche alcune aziende nazionali ed europee – il versamento di imposte, del valore di milioni di euro, per il 2020.

Parigi aveva unilateralmente approvato, in attesa di un accordo internazionale da definire in sede Ocse, una legge che imponeva ai grandi gruppi attivi nei servizi digitali un’imposta basata sul loro fatturato. Aveva anche ceduto alle pressioni degli Stati Uniti, congelandone di fatto l’applicazione fino alla conclusione dei negoziati.

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La posizione americana

L’amministrazione Trump, che a gennaio aveva dato il suo via libera alle trattative, si è però ritirata dai colloqui a giugno. Parigi ha quindi riaperto le procedure e si aspetta, per l’inizio dell’anno prossimo, una proposta europea sullo stesso tema. In passato ha spiegato che le imposte raccolte unilateralmente saranno poi adeguate, eventualmente con rimborsi, alle regole internazionali.

La decisione francese potrebbe ora scatenare le ritorsioni americane. L’amministrazione Trump ha già minacciato l’imposizione di tariffe sui prodotti di lusso francesi. Dopo aver ventilato dazi del 100% su champagne e formaggi, sembra ora orientata verso dazi del 25% su accessori e cosmetici.

Dopo la Francia, Uk

La Francia è però solo la prima ad applicare le nuove imposte. Ad aprile dovrebbe entrare in vigore un’analoga legge della Gran Bretagna, mentre altri Paesi – Italia, Austria, Brasile, Indonesia – hanno già varato o stanno varando provvedimenti simili. Il rappresentante del Commercio Usa Robert Lightizer ha già aperto altrettanti dossier, preparando contromisure.

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