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Il futuro del Pianeta nel nostro piatto e come possiamo invertire la rotta


La prima volta che ci è stato detto (ufficialmente) quanto la nostra alimentazione (e in particolare l’allevamento animale) pesassero sulla salute del pianeta era il 2006. Sono dunque passati 14 anni dall’ormai super citato rapporto Fao che mise nero su bianco come l’allevamento di bovini provocasse più gas serra dell’uso delle nostre auto. Un allerta rimasto a lungo inascoltato. Incredibilemente rimosso e “dimenticato” dal dibattito pubblico per diversi anni. Tanto che era già il 2015 quando uscì il bellissimo documentatio intitolato Cowspiracy (che potete ancora vedere su Netflix) che si domandava – apppunto – come fosse possibile una tale disattenzione collettiva verso questo tema.

Il problema è che quello che mettiamo nei nostri piatti, anche se ci appare naturale e automatico, in realtà è assolutamente denso di significati etici, politici, culturali, storici, emotivi. E decidere di focalizzare la nostra attenzione su questa scelta quotidiana non è semplice. Oggi però qualcosa di diverso c’è rispetto a quel 2006. L’impatto dell’alimentazione umana sulla salute del pianeta è certificato da decine di studi e il dibattito sull’argomento si è ampliato. Se da una lato c’è chi sottolinea come – prima di tutto – il cambio del nostro regime alimentare si deve basare su motivazione etiche e di rispetto degli altri animali (quindi il tema non è “cosa” mettiamo nei nostri piatti ma “chi”), dall’altro le ripercussioni ambientale della nostra dieta  si sono fatte più evidenti. Sono nati movimenti che puntano il dito anche contro questi aspetti (vedi i Friday for future, non a casoGreta Thunberg è vegana) e il riscaldamento climatico è una realtà che non possiamo più rimuovere. Così  siamo chiamati in prima persona ad attuare piccoli cambiamenti nella nostra vita. Ecco quindi che negli ultimi anni si sono moltiplicate iniziative per provare modificare la nostra alimentazione (e iniziare anche a rifletterci su): dai lunedì senza carne alla settimana vegan. Adesso anche il Wwf ha deciso di lanciare un’iniziativa in questo senso: la Food Week durante la quale, seguendo l’hashtag #Menu4Planet, si potranno trovare diverse di azioni da compiere per “un’alimentazione amica del Pianeta”.

La settimana si apre oggi (e termina in vista del 16 ottobre, giornata mondiale dell’alimentazione)  con il lancio globale del report “Invertire la rotta: il potere riparatore delle diete amiche del Pianeta”  una ricerca scientifica condotta sulle diete di 147 paesi di tutto il mondo che mostra gli impatti che i diversi regimi alimentari e scelte di consumo provocano su ambiente, biodiversità, suolo e clima (e anche sulla nostra salute). Secondo il WWf abbiamo solo 9 anni per rivedere il sistema di produzione alimentare a livello globale, attraverso un cambio dei regimi alimentari di ciascun paese: solo così potremo invertire il trend in picchiata della perdita di biodiversità. Il modo con cui ci alimentiamo ha, infatti, causato, finora, la perdita del 70% di biodiversità terrestre e del 50% di quella d’acqua dolce.  In sintesi: stiamo divorando la Terra senza capire quanto la nostra salute sia profondamente connessa con quella dell’ambiente in cui viviamo, come ha dimostrato anche la crisi Covid-19. “La scelta di cambiare i nostri regimi alimentari ormai è obbligata – sottolinea il wwf – e non riguarda solo quale cibo scegliamo, ma anche in che modo i nostri alimenti vengono prodotti e da dove provengono”.

Secondo l’analisi svolta, cambiamenti  a livello globale delle nostre abitudini alimentari (in estrema sintesi: drastica riduzione di carne e latticini, incremento sostanziale di tutto quello che è vegetale, prodotti loclai e bio) comporterebbe: aria più pulita e temperature più basse con una riduzione di circa il 30% delle emissioni di gas serra, maggiore biodiversità, riduzione di almeno il 40% il bisogno di terreni agricoli, una popolazione più in salute e con un’aspettativa di vita più lunga.

Insomma, le ragioni per cambiare il nostro “stile di vita” sono davanti agli occhi di tutti. E farlo non è mai stato così facile e importante.

Concludiamo dunque con una citazione da “Possiamo salvare il mondo prima di cena” di Jonathan Safran Foer:

I cambiamenti climatici rappresentano la più grande crisi che l’umanità si sia mai trovata davanti e si tratta di una crisi che saremo sempre chiamati a risolvere insieme e contemporaneamente ad affrontare da soli. Non possiamo mantenere il tipo di alimentazione cui siamo abituati e al tempo stesso mantenere il pianeta cui siamo abituati. Dobbiamo rinunciare ad alcune abitudini alimentari oppure rinunciare al pianeta. La scelta è questa, netta e drammatica

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